Attorno all'Artugna
18/03/2014
Attorno all'Artugna

Attorno all’Artugna
El baler
In piazza a Dardago non si ha mai la sensazione di essere soli. Questo succede perche' c'e' il Baler. Lui e' arrivato in paese tra il 1854 ed il 1863 e quindi deve avere circa 150 anni. L'hanno chiamato cosi' perche' fa dei frutti globosi, sferici che sembrano delle ''bale''. Il Baler e' un platano (Platanus hybrida Brot) ed e' sicuramente una delle prime cose che vengono in mente quando si pensa a Dardago. L'albero presenta una caratteristica cavita' nel fusto. E' un'antica ferita inflittagli, quando era giovane, da due cavalli ed un asino che erano stati legati al suo tronco. Impauriti da un violentissimo temporale gli animali, nel tentativo di liberarsi, danneggiarono la corteccia della pianta originando la ferita dalla quale inizio' lo sviluppo della cavita'.
La cellula dell’Ecomuseo
La struttura centrale della cellula ecomuseale del Comune di Budoia (appartenente all'Ecomuseo delle Dolomiti Friulane ''Lis Aganis'') e' situata in piazza a Dardago all'interno dell'ex teatro del Novecento, di recente ristrutturato. La struttura e' un ambiente multifunzionale che costituisce un importante punto di partenza per la comprensione e la scoperta del territorio pedemontano. Il concetto di ecomuseo infatti prevede che tutto il territorio comunale sia interpretato come un'aula didattica a cielo aperto. Divengono cosi' parte integrante degli spazi espositivi dell'ecomuseo le emergenze naturalistiche, storiche e culturali presenti nel territorio.
L’Artugna
Il greto del torrente Artugna e' un luogo di rara bellezza. Si procede in piano su bianchi depositi alluvionali che il corso d'acqua ha creato divagando all'interno del suo alveo. La vegetazione arbustiva ospita diverse specie di salice (Salix ss.pp.), il sambuco (Sambucus nigra) ed il ginepro (Juniperus communis) che riescono a sopravvivere in questo ambiente in cui l'acqua di solito filtra veloce giu' tra i sassi ma ogni tanto arriva con violenza e rumore saltando sopra le rocce. Alzando la testa poi, lo sguardo si perde lungo i pendii della dorsale pedemontana, risale lo spettacolare ghiaione della Val Grande per infine incontrare il cielo.
Muretti in sasso campi e siepi
Lungo l'itinerario spesso si possono osservare dei muretti a secco, abilmente costruiti, che costituiscono un'importante testimonianza di un paesaggio e di un modo di vivere l'ambiente pedemontano che ormai sta scomparendo. Sono fatti solo di sassi, di fatica, e dell'abilita' delle mani che li hanno deposti. Spesso questi manufatti sono accompagnati da siepi arboreo-arbustive che conferiscono al territorio il caratteristico aspetto a campi chiusi. Le siepi, specialmente quelle con piu' piani di vegetazione, costituiscono un ambiente molto simile al bordo di un bosco offrendo, rifugio e risorse alimentari ad una grande quantita' di animali.
Il bosco
L'itinerario proposto consente di muoversi attraverso diverse formazioni boscate osservando alberi come la farnia, la rovere, l'orniello, il frassino, il carpino bianco, il carpino nero, il castagno, il nocciolo e molte altre ancora. I boschi pero' non sono solamente il risultato della somma di diversi alberi ma costituiscono degli ecosistemi complessi ai quali partecipano anche animali, componenti inorganiche e climatiche. In particolare queste formazioni forestali sono anche il risultato delle attivita' umane, particolarmente intense nel passato e praticamente nulle ai giorni nostri. Sono ambienti in rapida evoluzione che richiedono attenzione e pongono interessanti questioni a livello gestionale.
Il mulin di bronte
Il mulino venne eretto ad opera del conte Gio.Battista Fullini nel 1700. Nel 1776 un omonimo del Conte, il figlio o forse il nipote, chiese un permesso per un nuovo condotto per prelevare acqua dalla canaletta, che alimentava l'orsolio di proprieta' dello stesso Conte, per azionare le ruote dell'edificio a ''Molino da Macina di Grano'', con la condizione che ''... adempiuto che avera' l'Acqua l'Uso del Molino Supplicato ritornera' a restituirsi nella Roggia Investita inserviente all'uso dell'Edifficcio da Orsoglio Investito ...''. Il mulino a quell'epoca era probabilmente una piccola costruzione che raggiunse le dimensioni di quello attuale di Bronte solo con successivi ampliamenti tuttora visibili.
Le colline
L'area collinare posta ad est dell'abitato di Dardago con boschi e radure e' un ambiente nel quale con un po' di attenzione e fortuna si possono osservare diversi animali tipici della zona.Nelle giornate umide e piovose frequente e' l'incontro con la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) che lenta si muove tra le foglie. Altre volte un leggero calpestio consente di intravedere un capriolo (Capreolus capreolus) che si allontana nel bosco. Altre volte, sui resti di antichi pascoli, verso la sommita' dei colli, alzando gli occhi al cielo e' possibile osservare il volo di un grande rapace, bianco di sot.
Il Cunath
Il torrente Artugna e' perenne solo nella parte alta (fino all'abitato di Dardago) dove viene chiamato Cunath. Le sue sorgenti sono situate nella zona delle Crode di San Tome' (Sboada) e le sue acque alimentano, in parte, l'acquedotto del comune. Nella parte bassa invece l'Artugna filtra all'interno del materasso alluvionale lasciando in superficie un bianco alveo ghiaioso che piu' a valle confluisce nella Livenza. Il torrente in occasione di forti piogge genera delle violente montane una delle quali e' ricordata con una lapide nel paese di Dardago con la frase: ''Adi' 21 ag.to 1732 - Cadde tempesta che fece gran montana et ...''
La Canaletta
Nel 1669, il signor Simone Folin chiese il permesso di utilizzare l'acqua del torrente Artugna convogliata in una roggia che, scendendo sulla riva sinistra quasi parallela al torrente e scorrendo poi a lato dell'arteria principale del paese, alimentava un ''orsolio'', ossia un edificio destinato alla tessitura della seta che si trovava nel centro abitato. Venne cosi' realizzata la canaletta in pietra, detta rujal, ancora visibile e da poco ripulita e restaurata. Il rujal consentiva quindi di raccogliere l'acqua nel Cunath, prima che questa filtrasse nei depositi ghiaiosi che caratterizzano il tratto a valle del torrente Artugna, e di restituirla a valle, dove veniva utilizzata la sua energia.
La palestra di roccia
Il bastione roccioso che si eleva per alcune centinaia di metri si e' probabilmente formato in seguito ad un franamento del M.te Brognasa avvenuto in epoca preistorica. Negli anni trenta questo giallastro e strapiombante paretone desto' l'interesse di Raffaele Carlesso, famoso alpinista pordenonese, che con l'amico e compagno di cordata Renzo Granzotto, vi apri' alcuni itinerari ancora oggi considerati al limite delle difficolta' alpinistiche. Dopo un periodo di abbandono, agli inizi degli anni sessanta, il luogo venne riscoperto, rivalutato ed utilizzato come ambiente idoneo ai corsi di roccia. Oggigiorno, la palestra di Dardago e' molto frequentata ed ospita numerose vie con difficolta' tecniche comprese tra il grado IV' ed il grado VII' della scala UIAA.
Chiesetta di San Tome’i
Nascosta all'interno di un fitto rimboschimento di cipresso di Lawson e di abete rosso si trova la chiesetta di San Tome'. L'edificio attuale e' stato sistemato nel 1600 ma il primo nucleo costruttivo e' molto piu' antico risalendo al XIII secolo. In eta' romana si ipotizza che nell'area fosse presente un nifeo, ovvero un tempietto collegato al culto dell'acqua lustrale. Nella zona nel corso degli anni sessanta sono stati rinvenuti reperti (nuclei, bulini, punte di freccia, piccole asce, ecc.) riferibili al Neolitico, all'Eneolitico e all'eta' del Bronzo. Numerosi sono anche i reperti di epoca medioevale. La chiesetta semplice, austera ed immersa nel verde risulta suggestiva ed invita alla riflessione.
Documenti
  1. artugna.bmp